Alice
La porta si chiude con uno schianto feroce e io rimango lì a osservarla con il fiato corto.
Non piangere, non dargliela vinta.
«E comunque: casa mia, regole mie, ragazzina!»
Le lacrime lottano per uscire, in una battaglia che non riesco a vincere. Le mani tremano e non si fermano.
«Ah, non dici niente ora? Brava, complimenti!»
Vorrei dire qualcosa ma trattengo la voce: mi sentirebbe piangere. Rimango zitta, mordendomi le labbra.
«Fai come ti pare!»
I passi di mamma, rabbiosi e secchi, si allontanano lasciandomi sola nella mia stanza. La scrivania nell’angolo è ingombra di gomitoli e progetti di cucito iniziati e mai finiti. Dovrei metterla a posto, ma già so che non succederà, almeno non oggi.
Mi siedo sul letto e guardo lo smartphone. 104 messaggi non letti. Dovrei uscire da tutti quei gruppi, neanche li leggo mai.
C’è anche un messaggio suo, però… Non leggerlo, staresti peggio. Fisso lo schermo; il dito, che trema ancora, vuole premere su quella maledetta chat. Non farlo, Alice, sai che niente di buono può arrivare da lì, finiresti per ricascarci.
TOC TOC.
Il suono mi prende alla sprovvista, come anche la mia risposta.
«CHE VUOI ORA?»
«Sono papà, posso entrare?»
Il viso si avvampa.
«Sì, arrivo, un attimo.»
Mi asciugo gli occhi e le guance con il lenzuolo e vado verso la porta. Quando la apro, quell’omone che è mio padre mi osserva preoccupato.
«Posso entrare un momento?»
Faccio un cenno d’assenso e mi sposto per farlo passare. Entra con passo indeciso, guardandosi attorno come se fosse la prima volta che vede la mia stanza.
Prende posto sulla sedia davanti alla scrivania e, guardando i miei ferri da maglia, esordisce con un tentativo di complimento.
«Questi sono i tuoi lavori, giusto? Sono fatti molto bene!»
Sarebbe apprezzabile se non stesse indicando un guanto che avevo abbandonato perché tutto storto.
«Grazie, papà. Perché sei qui?»
«Non puoi rispondere così alla mamma, e lo sai.»
Uno scatto mi parte dalle spalle fino alle braccia.
«Ha iniziato lei.»
«Lo so, ma tua mamma è preoccupata per te. Quel ragazzo non le piace.»
«E come fa a non piacerle se non lo ha mai conosciuto? E poi non deve preoccuparsi ormai!»
Le lacrime tornano a spingere.
«In che senso?»
«È finita. Non stiamo più insieme.»
Un silenzio denso come il burro ci avvolge.
Guardo mio padre e il suo sforzo per dire qualcosa.
«E tu… Stai bene?»
Non esito neanche per un momento, e mento spudoratamente.
«Sì.»
«Ottimo, allora! Ci parlo io con la mamma, ma tu chiedile scusa, va bene?»
Rispondo con un grugnito.
«Va bene?»
«Sì, papà.»
«Bene! Ora non venire giù per un’oretta, dai alla mamma il tempo di sbollire.»
Si alza con un verso sofferente e va verso la porta.
Ancora una volta, l’ha avuta vinta lei.