Spirali
Tutto cambia restando uguale.
Ogni mattina inizia allo stesso modo, che tu sia un ricco impresario o un povero operaio. La sveglia suona, gli occhi si aprono e la consapevolezza arriva; a volte benvoluta, a volte temuta.
Alzarsi dal letto rimane uno degli sforzi più grandi che si possa fare. A volte per stanchezza, altre per mancanza di intenzione… Conta davvero il motivo? Dov’è che l’intenzione diventa importante?
Scendere da quel caldo rifugio, dove corpo e mente trovano pace e conforto, per uscire in un mondo freddo anche nei mesi estivi… Chi è davvero il folle? Ieri, oggi, domani. Copie carbone di un ciclo che si ripete. Il problema di oggi non sarà il problema di domani, questo è vero.
Ma ci sarà un problema.
C’è sempre un problema.
E se non ci fosse? Quando non c’è niente che non va è il momento in cui siamo più spaventati, perché sappiamo che qualcosa di peggio sta emergendo dalla nebbia, che sia quella che lambisce la valle o che insinua il nostro pensiero.
Osservo i grandi motori dei tir scaldarsi, alimentati dal gasolio che brucia nelle loro viscere, e il parallelismo mi schiaccia con la sua banalità.
Macchine che servono uno scopo. Il motore crea movimento, l’aratro prepara il campo per la semina… E noi? Macchine che risolvono problemi.
La matrice è sempre quella: eseguire il nostro scopo. Il poeta e il meccanico, la ragazza di compagnia e il prete… Sono così diversi? Definiti da un ruolo, apparentemente diversi ma fondamentalmente uguali. Siamo i problemi che risolviamo.
Il giovane Luca mi saluta mentre raschia via le incrostazioni di grasso nero dal motore del camion. Un’anima buona, con una grande vena artistica.
Ma il mondo non funziona così. Il suo ruolo non può essere quello del grande pittore, come il mio non è quello dello scrittore.
Ho visto innumerevoli suoi disegni, fatti col carboncino che raccoglie dagli scarichi dei motori.
Neri pieni, decisi, che narrano una storia di angoscia e desiderio. Opere che potrebbero essere esposte nei circoli dei mercanti della città interna, ma che finiranno a prendere polvere sul muro di casa mia.
L’arte è un bisogno, non un problema. E gente come noi non può avere il lusso di soddisfare necessità. Siamo i problemi che risolviamo, e nulla più.
Ricambio il saluto con affetto, accogliendo la solita punta di rabbia come una vecchia amica. La rabbia è stata la mia più grande compagna, anche se ultimamente non ci sentiamo spesso.
Mi tenta ancora, sinuosa, presentandosi nei momenti più disparati, sempre lì a osservarmi.
Come una vecchia fiamma si comporta in modo subdolo con me: non si palesa quando sono con amici o compagni di lavoro, mi cerca quando sono solo. A volte cedo e passiamo tempo insieme… finché non rinsavisco.
Una presenza tentatrice che per troppo tempo ho scelto di ascoltare nonostante tutto.
Una spirale in cui continuo a cadere, soffrire, scappare. La rabbia è la risposta facile, immediata: ti appaga e ti giustifica. Ma è un’avventura di una notte, non lascia niente arrivati al mattino se non rimpianto e pentimento.
Quando la sveglia suona, lei se n’è già andata, appagata dalla sera prima.
Tutto cambia restando uguale.
Per molto tempo l’ho creduto, e ho vissuto con questa imposizione. Non posso cambiare il mondo in cui vivo, ma posso cambiare come vivo il mondo: lasciare andare i vecchi schemi, non per cambiarli ma per esserne consapevoli.
Come uno sciocco amore di gioventù la rabbia, la mia rabbia, sarà sempre una parte di me.
E forse basta questo.
Riconoscerla quando arriva, versarle un bicchiere di vino e chiacchierare amabilmente… ma non lasciare che si fermi per la notte.
Continuare a vivere, mentre la spirale gira ancora.
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