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Tanatosi

Scritto daFrancesco Zampieri
Lettura2 min
Pubblicato6 agosto 2026
Scritto14 luglio 2026
#horror#paura#violenza#relazioni#solitudine
TanatosiLa zona grigia
ne restano ~2 min

Il parco mi osservava dall’altro lato della strada. Cespugli e aiuole, panchine e sentieri… Al sicuro dietro la finestra della mia stanza, scrutavo in cerca di anfratti poco visibili, celati e misteriosi. Forse lui era lì?

La luce era spenta, la musica e la televisione anche. Fingersi morti, o quantomeno non a casa. La scrivania coperta di oggetti mi scrutava triste, come se sapesse cosa stava succedendo.

Il cellulare vibrò.

Ancora.

E ancora.

E ancora.

Basta, ti prego… Smettila.

La casa sembrava morta, e io anche. La figura che mi restituiva lo sguardo dallo specchio non sapevo chi fosse; di sicuro non ero io. Non c’era nessuno in casa con me. Da sola in una casa che non mi sembrava più un rifugio ma una prigione. Scesi le scale e mi avvicinai all’ingresso. La porta era lì, che mi aspettava. Ogni passo era lento e pesante, come se avessi delle zavorre ai piedi. Un brivido mi scosse la schiena quando la mano toccò la fredda maniglia di metallo.

Bastava abbassarla, aprire la porta e uscire. Dio, se la facevo facile…

Il cellulare vibrò e lasciai andare la maniglia come se scottasse.

Il cellulare vibrò.

Basta.

Il cellulare vibrò.

Smettila.

Il cellulare vibrò.

LASCIAMI STARE.

Crollai a terra, la schiena sulla porta. Non uscirono lacrime, non ne avevo più. Non volevo guardare il cellulare. Fiumi di parole mi avrebbero investito, togliendomi gli ultimi rivoli d’aria dai polmoni. Mi sarei persa in quei flutti, cercando di rimanere a galla per poi cedere alla corrente. Cedere alla pressione. Cedere a lui.

Il cellulare vibrò.

Lui era lì fuori.

Il cellulare vibrò.

Io ero prigioniera qui dentro.

Il cellulare vibrò.

Io ero ferma.

Il cellulare vibrò.

Morta.

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Questo racconto può contenere violenza, sessualità o temi sensibili (es. suicidio). Continua solo se hai almeno 18 anni.

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