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La zona grigia

Ci alziamo per andare al lavoro, con la mente piena delle cazzate quotidiane che ci ripetiamo per non affrontare ciò che altrimenti ci terrebbe svegli la notte. Tra catarsi e catalessi scegliamo la seconda, senza neanche sapere di averlo fatto. Il mondo in cui siamo stati buttati a forza non ci deve niente, siamo solo passeggeri momentanei su questo treno, abusivi che non hanno pagato il biglietto. E il controllore, se c’è mai stato, è comunque su un'altra linea. Però siamo in tanti in questo vagone. Chi guarda fuori dal finestrino, chi non riesce a calmare i figli e chi ascolta la musica per non parlare con gli altri. Io non sono nato tra gli ultimi ma non mi sono mai sentito uno dei primi. A volte soffro di non far davvero parte di nessuno dei mondi. Appartengo alla zona grigia nel mezzo, grigia come la nebbia che vedo dalla finestra della mia casa: un mondo di confini labili e immaginari, un mondo che non giudica ma osserva, un mondo che vuole comprendere senza l’arroganza di voler giustificare. È un mondo solitario, come del resto è viverci dentro. Un mondo dove si fatica a concedersi di essere umani. Il controllore sarà sceso dal treno, ma possiamo scegliere le nostre fermate e proseguire da soli.

4 racconti · 14 min di lettura totali

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