Francesco Zampieri
RaccontiSerieChi sonoContatti

© 2026 Francesco Zampieri. Tutti i diritti riservati.

Privacy

Powered by D20 Software D20 Software

← La zona grigia

Buonanotte

Scritto daFrancesco Zampieri
Revisionato daGaia Corradino
Lettura4 min
Pubblicato9 ottobre 2026
Scritto6 marzo 2026
#quotidiano#fragilità#paura#solitudine
BuonanotteLa zona grigia
ne restano ~4 min

La luce della tv si mescolava a quella della fiamma della stufa, creando un miscuglio di colori sul divano e l’uomo che ci stava sonnecchiando sopra. Era tardi e come tante altre sere in cui non riusciva a dormire, lui stava lì, ad aspettare che il sonno finalmente prendesse il sopravvento.

Il divano in pelle era scomodo come appariva. Seduta lunga e schienale basso, soffici cuscini in pelle… L’inferno, per chi ha problemi di schiena. L’uomo però non era seduto: da sdraiati la sinfonia cambiava completamente! I braccioli rigidi erano della giusta altezza per avere la testa orizzontale e il fresco della pelle sintetica rallegrava lo spirito.

YouTube vomitava video di gameplay o di costruzione di acquari, andava bene tutto pur di non pensare. Volume alto ma non troppo, abbastanza da sentire senza sforzo ma sufficientemente basso da non turbare il sonno… Se mai fosse arrivato.

Una nuvola di vapore saliva dalla bocca dell’uomo, densa e voluttuosa. Pesca e mela con retrogusto fresco, piacevole al palato. Gli ricordava le gelatine Lupo Alberto che mangiava da ragazzino nella bottega del paese, ogni tiro un ricordo.

Le immagini a schermo iniziavano a sparire, coperte dal sipario del sonno che iniziava a calare.

Il solito pensiero attraversò la mente dell’uomo, quel ragionamento che non riusciva a impedire.

«Perché non mi ricordo mai di essermi addormentato?»

Dal fondo del palco qualcuno tira la corda ed ecco il palcoscenico che si riapre per la seconda serata.

Il sonno gli era sfuggito di nuovo, perso in questi pensieri intrusivi.

Più cercava di non pensarci e più il chiodo gli rimaneva fisso in testa. Come un branco di cani, i versi non partono mai da soli. Uno inizia e gli altri lo seguono a ruota, indifferenti ai tentativi del padrone di farli stare zitti…

«E se non mi svegliassi da questo sonno? Com’è morire? Qualcuno mi ricorderà?»

L’inquietudine si impadronì delle gambe dell’uomo, che non potevano stare ferme un secondo di più. In un attimo la sigaretta era per terra e lui era in piedi, diretto in bagno. Accese la luce e si fissò allo specchio.

Paura, ecco cosa vide.

Occhi spaventati, di chi è stanco di non poter spegnere quei pensieri, di chi si guarda con disprezzo.

Acqua fredda gli colpì il viso. Le gocce scendevano sulla barba, altre scorrevano sul collo infilandosi nella maglietta.

Lui però non poteva vederle, le mani ancora impedivano agli occhi aperti di fissare il riflesso.

Un respiro veloce, un altro e un altro ancora!

Le punte delle dita si strinsero sul viso, le unghie piantate nella carne: punivano e salvavano.

Un respiro lungo, un accenno di risata che forse era pianto, un altro respiro.

Le mani calarono e l’uomo si guardò con pietà.

«Va tutto bene.»

Non era una domanda né una constatazione. Era quello che avrebbe voluto sentirsi dire.

Tornò al divano senza fretta, fermandosi davanti alla stufa per scaldarsi le mani e la schiena. La stufa a pellet emanava un calore piacevole e le fiamme che danzavano nel braciere davano mobilità alla stanza. Gli sembrava quasi di avere compagnia in quel momento.

Riprese posto sui cuscini in pelle e avvicinò il pesante tavolino in legno.

Il cellulare era carico, i liquidi alla nicotina di scorta erano poco più in là ma comunque raggiungibili. Il telecomando bianco era al suo posto sul bracciolo e dopo qualche contorsione anche la sigaretta elettronica venne recuperata.

Tutto in ordine, per ogni evenienza.

Ora serviva una tipologia di video ben definita: qualcosa di familiare, che potesse seguire. Abbastanza lungo da non doverne cercare un altro ma non troppo interessante, o non avrebbe dormito.
L’uomo guardò l’orologio: le tre del mattino.

Se si fosse addormentato ora avrebbe dormito tre ore. Poteva saltare colazione però, e farsi la doccia in velocità… Sarebbero diventate quattro.

«Sono sufficienti.»

Mentre la sigla partiva e una P bianca su sfondo nero e verde appariva a schermo, l’uomo finalmente si rilassò.

Il giorno seguente arrivò in ufficio giusto in tempo e si sedette alla scrivania con occhiaie nere e occhi iniettati di sangue.

Il suo collega, senza sollevare lo sguardo dallo schermo, chiese: «Buongiorno! Come stai? Dormito bene ieri?»

«Io sì, e tu?»

Sipario.

← Racconto precedente

La Chimera

Se ti è piaciuto questo racconto, potresti leggere anche:

All’ombra di me stesso

All’ombra di me stesso

Una penna d’oca e un calamaio nero, che sanguina inchiostro sul tavolo. Questi sono i miei compagni oggi, gli unici che dovrebbero capirmi e invece stanno lì a fissarmi, giudicanti. Un pesce che non…

La zona grigia·6 ago 2026·3 min di lettura
#arte#fragilità#introspezione
Tanatosi

Tanatosi

Il parco mi osservava dall’altro lato della strada. Cespugli e aiuole, panchine e sentieri… Al sicuro dietro la finestra della mia stanza, scrutavo in cerca di anfratti poco visibili, celati e…

La zona grigia·6 ago 2026·2 min di letturaContenuti forti
#horror#paura#violenza
Quel che resta

Quel che resta

Echi di voci dimenticate restano in silenzio nella grigia bruma, ed ogni respiro tuona come lo schiocco di una frusta nella malsana immobilità che si espande attorno a me. Alti pilastri neri deridono…

La zona grigia·21 ago 2026·5 min di lettura
#horror#paura#solitudine