Sguardi distanti

Verso casa

Scritto daFrancesco Zampieri
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Una strada immersa nel buio e una mucca che tira il carretto, questi sono i miei unici compagni stanotte.

A molti dei miei compaesani non piace viaggiare di notte nelle montagne ma io l'ho sempre trovato rilassante. Per quante volte rifaccia la stessa identica strada ogni volta noto un particolare diverso, forse perché non avevo mai osservato proprio quel punto o forse perché il tempo cambia ogni cosa, prima o poi.

Il vecchio albero che segna la metà del tragitto mi saluta con pigrizia, facendo sventolare i rami in un lento saluto.
«Amico mio, i tuoi rami sono vecchi e secchi, non fare questo sforzo per me!»

Mi piace parlare da solo durante i viaggi, riempiendo i silenzi e parlando con quella strada che tanto apprezzo. Quell'albero è lì da quando ho memoria, grande e solenne. Troppo distante dal paese perché qualcuno possa anche solo pensare di avventurarsi fin qui e abbatterlo per farne legna da ardere, troppo nodoso perché qualcuno ne voglia fare assi o travi. Ha trovato il suo posto sicuro, al mio manca ancora metà strada.

Chiudo gli occhi anticipando lo scossone che inevitabilmente scuote il carretto, e sorrido soddisfatto. Quella buca nel sentiero, che migliaia di volte ho pensato di fermarmi a sistemare, è ormai un rituale del mio ritorno a casa. Come un vicino di casa antipatico, nel corso degli anni sono arrivato a capire che se non ci fosse ne sarei dispiaciuto.

La mucca avanza con il suo passo lento, apparentemente instancabile. Vuole farmi credere di non essere stanca, ma la conosco troppo bene... Con un buffetto sulla coda la faccio fermare in prossimità di una pozza d'acqua, per lasciarle del meritato riposo.

Sfilo le imbragature che la assicurano al carretto e, dopo averle grattato la base del collo, faccio un cenno verso l'acqua.
«Su dai, vai a divertirti un po'!»

Non se lo fa ripetere due volte e parte al trotto. La superficie liscia e cupa viene infranta dalla ricerca di sollievo della povera bestia. La terra argillosa che permette il formarsi di quella riserva si solleva dal fondo, e l'acqua diventa marrone... Gli ultimi pallidi riflessi di luna scompaiono nel turbinio del liquido che si mescola al fango.

La felicità dell'animale è contagiosa e mi ritrovo a sorridere, con il volto e con il cuore. Quanto sembrano lontani i problemi, quando basta un veloce bagno nel fango per ritrovare sollievo.

Lascio all'animale il suo tempo, godendomi il cielo stellato. Non so leggere la posizione degli astri ma non serve saperlo fare per godersi lo spettacolo. Come la strada che percorro, ogni volta che alzo lo sguardo c'è un nuovo punto da scoprire, un nuovo disegno da notare. Prendo un lento respiro, assaporando l'aria fredda. Non ho pensieri, né belli né brutti, mi limito a perdermi nell'infinito.

Una timida spinta al braccio mi fa abbassare lo sguardo. La mucca ha finito la sua pausa e vuole riprendere il cammino. Assicuro i legacci e riprendiamo il cammino, senza fretta.

Ogni curva è un ricordo, ogni zona un odore. Potrei fare questa strada ad occhi chiusi, ma ogni volta scelgo di tenerli ben aperti. La mia volontà viene premiata quando un ospite si palesa alla festa.

I suoi occhi che riflettono la luce della lanterna ne tradiscono la posizione, sul limitare della strada. Occhi curiosi e spaventati che non sanno se fidarsi, occhi che hanno visto cosa può fare un essere umano.

Pelliccia rossastra come foglie che cadono in autunno, una lunga coda screziata di bianco e lunghi baffi mi osservano, attenti.

Fermo il carretto con un tocco gentile, non voglio spaventare il piccolo animale, del resto sono io a essere a casa sua.
«Buonasera, prego passi pure!»

Non capisce quello che dico ma il tono salta la comprensione delle parole, e con passo leggero ma sempre attento attraversa la strada, tenendo gli occhi su di me. I cacciatori del paese non avrebbero esitato a colpirla con una freccia, abbattendola senza troppe remore, ma io non ci riesco. Arrivata dall'altra parte si ferma, osservandomi ora curiosa.

Ci fissiamo per qualche minuto, chi perplesso e chi divertito.
«Sciò, vai a casa!»

Il verso improvviso la spaventa e scompare nelle tenebre. Mi dispiace doverlo fare ma è meglio se non si fida di quelli come me, vivrà più a lungo.

In lontananza inizio a intravedere casa mia. L'ultima parte del viaggio è sempre la più difficile, anche se la strada non ha cambiamenti degni di nota. Come rallenta il tempo quando sei vicino alla meta ma ancora non l'hai raggiunta. Per quanto il percorso sia piacevole, anche le cose belle devono finire in fondo, ma questo non toglie niente dall'esperienza in sé.

La gioia delle piccole cose quotidiane mi travolge mentre entro nel cortile, quella gaia certezza della familiarità di un luogo che per tutta la mia vita è stato lì, alla fine di ogni mio girovagare.

Scarico il carretto accatastando la merce raccolta in paese vicino alla porta di casa, e conduco la mucca nella stalla con le sue colleghe per il meritato pasto. Nonostante la fame non inizia a mangiare il fieno, e con aria compunta mi osserva con i suoi grandi occhi marroni. Con una risata le accarezzo la testa ispida.
«Sì, sì, lo so... Sei tu la migliore.»

Con aria soddisfatta e una malcelata aria di importanza si concede finalmente la sua ricompensa, regina del suo piccolo mondo.

Raccolgo i vari sacchetti e mi dirigo verso la porta, pronto a tornare nel mio rifugio.
Viaggiare è bello, tornare a casa propria ancora di più.

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