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Semplice cortesia

Scritto daFrancesco Zampieri
Lettura6 min
Pubblicato15 ottobre 2026
Scritto17 settembre 2026
#relazioni#apocalisse#quotidiano#paura#horror
Semplice cortesiaIl Mare di Nebbia · Capitolo 6
ne restano ~6 min

Giulio

Affretto il passo in direzione del rumore. A sinistra sterpaglie e boscaglia precedono il bosco mentre a destra il terreno si alza in pascoli recintati. Il luogo dell’incidente è ancora nascosto dietro una semicurva.

Perché sento di dover andare a controllare? Forse è qualcuno del paese, forse si sono fatti male e hanno bisogno di aiuto.

Forse è solo la cosa giusta da fare.

Qualcosa però non mi torna… Guardo in basso e l’asfalto nero, rifatto da poco, è chiaro e sfocato. Il bosco quasi non si vede più, e rallento il passo. La nebbia prima non era così alta, o sono io che non me ne sono accorto? Sono alberi che si muovono per il vento o c’è qualcuno che si aggira nella vegetazione?

Non è il momento di pensarci.

Supero la curva e finalmente arrivo a destinazione. Una macchina rossa è girata trasversalmente alla strada, il cofano accartocciato sulla parete rocciosa e il parabrezza in mille pezzi, imbrattato di sangue.

Non ci sono pensieri, non ci sono suoni. Solo una spiacevole sensazione alla base della nuca.

Il sangue è fuori dal parabrezza, non dentro. La persona accartocciata tra macchina e roccia ne è sicuramente la fonte. Lo sguardo vuoto che fissa il nulla, la bocca aperta in un urlo ormai spento… Faccio qualche passo verso Claudio, il vecchio postino in pensione, schiacciato come una cimice sul muro. Lo conosco da quando sono nato e ora è lì, morto. Le interiora riversate sul cofano gocciolano in un macabro tempo regolare. Come hanno fatto a sbandare in questo modo? Devo chiamare il 118? COS’È QUESTO VOCIARE?

«…sono bloccate!»

Prendo un lungo respiro e il volume si riaccende. Nella macchina c’è qualcuno, e sta urlando qualcosa.

«Giulio aiutaci! Le portiere sono bloccate, non possiamo scendere!»

Mi avvicino rapido, evitando accuratamente di guardare verso il cadavere di quel vecchietto gentile. Paolo ed Erica, una coppia di abitanti di Brugara, mi fissano terrorizzati dall’interno dell’auto. Paolo perde sangue dalla fronte ma è cosciente, Erica sembra illesa. Mi avvicino dal lato passeggero e provo a tirare la maniglia della portiera, che non si muove.

«State bene? Cosa è successo?»

Paolo sembra trovare un filo di voce.

«Stavamo tornando a casa e all’improvviso mi sono trovato una ragazza in mezzo alla strada. Per schivarla ho sterzato e non mi sono accorto che dietro di lei c’era un’altra persona»

Si ferma a prendere fiato

«Poi non ho capito più niente»

La portiera non dà segni di volersi aprire.

«Giulio… Quello è Claudio?»

La voce di Erica sembra arrivare da chilometri di distanza. Rispondo, ma basta il mio sguardo ancora prima di proferir parola.

«Sì»

Un pianto sommesso di Erica si alterna ai pugni di Paolo al volante.

«Cazzo. Cazzo. CAZZO!»

Resto in silenzio mentre continuo a tirare la maniglia, anche volendo non so che potrei dire.

«La ragazza come sta?»

Le parole di Erica mi colpiscono con un macigno… La ragazza, dov’è?

Non si è diretta verso il paese, l’avrei incontrata. Forse si è fatta male, dovrei cercarla ma non posso lasciarli qui bloccati così. Tiro fuori il cellulare e chiamo il 118.

Suona e suona ma nessuno risponde.

I battiti del cuore scandiscono ogni secondo.

«118, mi dica.»

«C’è stato un incidente. Sono sulla strada per Brugara, sulla provinciale 99, appena fuori dal paese… un’auto è finita contro la scarpata. Ci sono due persone dentro, non riescono a uscire. E un uomo è fuori, schiacciato.»

«Mi dica esattamente dove siete. Le persone nell’auto sono coscienti?»

Mi guardo intorno in cerca del cartello stradale.

«Siamo al chilometro 17. Lui parla, ha sangue sulla fronte. Lei è vigile. L’altro… È morto.»

«Ci sono fiamme o fumo? La strada è bloccata?»

«Non vedo fumo. Le portiere sono bloccate. C’era anche una ragazza, stava in mezzo alla strada, ma non so dove sia finita.»

«Abbiamo molte segnalazioni, appena possiamo manderemo qualcuno.»

«In che senso “appena possiamo”? L’ha capito che c’è un morto e dei feriti?»

«Sì, mi dispiace ma non possiamo fare altro. Arrivederci»

Fisso incredulo il telefono, mentre la chiamata viene interrotta. Che sta succedendo? Mi avvicino al finestrino.

«Non credo manderanno qualcuno a breve, non potete uscire dal finestrino?»

«Paolo è bloccato dal volante e io non riesco a sganciare la cintura.»

Un dolore alla mano segue il pugno di rabbia che mi ritrovo ad aver dato. Cosa faccio? Sta anche venendo sera, non possono stare qui in mezzo alla strada. A peggiorare le cose la Nebbia, non vista, ha invaso la strada, l’asfalto non si vede neanche più.

Non so cosa fare.

Guardo verso il paese e la soluzione si palesa. Sta arrivando qualcuno! Una figura avanza verso di noi, a passo tranquillo. Tra buio e nebbia non riesco a distinguere chi è, ma poco importa.

«HEY!»

Alzo la mano in gesto di saluto.

«Ciao»

Alza la mano a sua volta.

«C’è stato un incidente, ci serve aiuto!»

Mi rivolgo a Erica, che dalla sua posizione non lo può ancora vedere.

«Sta arrivando qualcuno! Vi tireremo fuori!»

Ma quanto ci mette ad arrivare? L’ha capito che è una situazione di emergenza?

«Fai in fretta per piacere, dobbiamo aiutarli»

«Ciao»

Alza la mano in gesto di saluto. È la signora di prima? Ha accelerato il passo. Quella sgradevole sensazione alla nuca torna a formicolare, un forte disagio si impadronisce di me.

«Signora, può restare qui mentre vado a cercare aiuto?»

«Ciao»

Alza la mano in gesto di saluto. Non cammina più, corre a una velocità che non pensavo possibile a una signora di quell’età. Mi sta puntando e non sembra voler rallentare.

«Signora si fermi.»

Corre come un cane rabbioso. La borsetta sbatte da una parte all’altra.

«SI FERMI.»

Ormai mi è quasi addosso e vedo il suo viso. Bava color della ruggine le cola dalla bocca, imbrattando i vestiti.

«FERMA!»

A un metro da me posso vedere venature arancioni sul collo, pulsare rabbiose. Gli occhi però mi fanno cadere nel terrore. Non sono violenti, non sono disperati.

Sono il nulla.

Mentre la signora mi si avventa addosso riesco a pensare a una cosa sola…

Perché?

Contenuti forti

Questo racconto può contenere violenza, sessualità o temi sensibili (es. suicidio). Continua solo se hai almeno 18 anni.

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