Giulio
Il fine settembre di Brugara è una piacevole via di mezzo tra estate e autunno. C’è ancora luce ma non fa caldo e i turisti finalmente si sono levati dalle palle. Mi metto le scarpe con malavoglia… Ho sentimenti contrastanti sul passeggiare, ma il medico è stato chiaro: almeno venti minuti al giorno. Mentre esco di casa valuto per qualche istante se chiudere la porta a chiave e decido che non ne vale la pena.
Qualcosa mi sfiora la gamba. Il sangue fugge dal viso e scivola nelle gambe, pronte a scattare. Un passo veloce basta per girarmi, e posso vedere cosa si trovava dietro di me.
Un gatto soriano mi fissa con aria perplessa, come a chiedersi il motivo di tutta la mia agitazione.
«Napoleone, vuoi farmi morire?»
Il battito inizia a rallentare mentre maledico quel piccolo criminale peloso.
Mi dirigo al basso muretto in sasso e mi siedo a riprendere fiato. Batto la mano un paio di volte sul cemento e in pochi secondi Napoleone è di fianco a me. Non miagola mai, tranne quando ha fame. Un bel gatto avanti con l’età, che sembra capirmi più di tante persone. Mentre gli gratto la schiena mi dà una testata sul fianco; il suo modo di manifestare affetto è strano ma efficace.
«Fai il bravo eh!»
Mentre gli impasto il muso per salutarlo mi guarda con aria pentita. Mi dispiace Napoleone, ma le coccole non sono opzionali.
Risalgo gli scalini in pietra che conducono alla strada comunale. In giro non si vede nessuno, e non riesco a trattenere un sorriso. Certo, i turisti e i villeggianti portano benessere in paese e fanno girare l’economia, ciò non toglie che siano pedanti e fonte di non pochi disturbi.
I boschi a est, solitamente in vista e pieni di vita, si vedono a malapena.
Quel silenzio mi disturba.
Solitamente si sentono versi di uccelli, il rumore di fronde mosse dal vento… Adesso no: la Nebbia copre tutto, come un pesante lenzuolo.
Evito di guardare più del dovuto e vado in direzione opposta, per fare un giro del paese relativamente pianeggiante.
Le strade vuote hanno un fascino inquieto che continua a colpirmi, anche se vivo qui da tutta la vita. Sembra impossibile che solo un mese fa il paese brulicava di vita e ora è pronto a un meritato letargo. Mentre attraverso la piazza principale alzo la testa per osservare il campanile. Chissà com’è la vista da lassù…
Incrocio una signora che va in direzione opposta. La saluto con un «Ciao!» e un cenno della mano, che ricambia. Non mi ricordo neanche il suo nome ma la conosco da anni e sarebbe scortese non salutare.
Accelero il passo, voglio finire il giro e tornare a casa.
Arrivo all’incrocio tra la comunale e la provinciale, che si riuniscono creando un anello attorno al centro del paese. Molto comodo per una passeggiata, non mi piace rifare la stessa strada andata e ritorno.
Il marciapiede di pietra bianca prosegue scendendo dolcemente e mentre attraverso le strisce pedonali qualcosa mi ferma. Un rumore viene da nord, verso le contrade alte.
Un rumore che ho sentito altre volte.
Qualcuno ha fatto un incidente.