Alice
Corri.
Non pensare, non farti domande.
Corri.
I miei passi leggeri ma scoordinati arrancano nella bassa sterpaglia dietro casa. Mi guardo intorno frenetica, valutando quello che mi sta attorno.
Non c’è tempo, agisci.
Spine mi graffiano mentre risalgo il pendio e mi tuffo in un cespuglio di rovi.
Mi giro verso casa e rimango in silenzio, in attesa. La nebbia lambisce quasi l’intera abitazione e solo la porta sul retro è vagamente visibile, illuminata dalla luce crepuscolare accesasi da poco.
Un ramo piantato nel fianco mi sta dando particolarmente fastidio, lo allontano lentamente. Ora ho la mano bagnata. Abbasso lo sguardo sulla camicetta bianca imbrattata di rosso e gli occhi mi vanno fuori fuoco, mi gira la testa e mi sento il corpo pesante, come quando inizia la prima discesa sulle montagne russe. Il dolore arriva tutto insieme: le spine dei rovi piantate nella carne hanno fatto i loro danni ma è il petto che brucia la cosa peggiore.
Perché l’hai fatto papà?
TUM
Un passo pesante riverbera nell’aria umida.
TUM
Una figura strana si distingue vagamente nella nebbia. Un profilo alto e robusto, con una specie di coda che si trascina pesantemente.
TUM
Metto le mani sulla bocca per soffocare i singhiozzi che non riesco a trattenere.
TUM
La figura si ferma e sembra guardarsi intorno, come se cercasse qualcosa.
Un refolo di vento fa indietreggiare la nebbia, permettendomi di vedere chiaramente dal mio nascondiglio.
Un uomo corpulento sta trascinando una donna per i capelli. Mamma… Sei morta? Chiudo gli occhi e mi concentro solo su ciò che sento. Deboli lamenti femminili sono appena percettibili tra il rumore di fronde e i pesanti respiri dell’uomo: sei ancora viva.
Il cuore mi batte talmente forte nel petto che sono certa rivelerà il mio nascondiglio.
L’uomo si volta e riprende a camminare in direzione della casa. Le vene ben visibili sul collo pulsano, tradendo lo sforzo che sta compiendo per spostare mia madre.
TUM
Agito la mano per attirare l’attenzione di mamma, ma ha gli occhi chiusi e non mi può vedere.
TUM
Faccio un passo fuori dal mio rifugio e il rumore di rami e foglie che si spostano basta a farle aprire gli occhi. Mi guarda per un secondo e poi fa un unico gesto con la testa: NO. Apre la mano e fa cadere qualcosa di luccicante sul prato umido.
TUM
La nebbia torna ad avvolgerla e lentamente la nasconde alla mia vista.
I passi proseguono in lontananza per un paio di minuti, poi il silenzio; tutto è fermo e indifferente, come se niente fosse successo.
Sono sola.